Cattura dell’odore: metodi di campionamento olfattometrico

Pubblicata da GeoNose il 12 Maggio 2020
Tecnologia

Il buon esito delle analisi dipende dalla corretta cattura del campione d’aria prelevato.

Come si misurano gli odori

Il primo passo per risolvere un problema di inquinamento odorigeno è quello di individuare le principali fonti e quantificare l’emissione in termini di concentrazione di odore, espressa in unità odorimetriche europee al metro cubo ouE/m3 (link come-si-misurano-gli-odori-in-base-alla-normativa-uni-en-13725-2004).

Prima di essere analizzato però, l’odore deve essere “catturato”, prelevando una certa quantità di aria in appositi sacchetti e utilizzando adeguate strumentazioni e metodologie. Questa fase, detta “campionamento olfattometrico”, rappresenta un passaggio fondamentale ed è importante che venga svolta nel modo corretto perché da essa dipende la buona riuscita delle analisi e la rappresentatività dei risultati finali.

Le norme tecniche di riferimento per quanto riguarda le corrette modalità di campionamento sono la UNI EN 13725:2004 e in particolare, l’allegato 2 della DGR Lombardia n. IX/3018 del 15 febbraio 2012 “Determinazioni generali in merito alla caratterizzazione delle emissioni gassose in atmosfera derivanti da attività a forte impatto odorigeno”, in cui l’argomento viene trattato in maniera più dettagliata.

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Caratteristiche del campionamento olfattometrico

I materiali utilizzati per il campionamento devono avere le seguenti caratteristiche:

  • Inerzia: devono minimizzare le interazioni con il campione di odore;
  • Assenza di odore proprio;
  • Superficie liscia;
  • Tenuta: non ci devono essere perdite e non deve essere consentito l’ingresso di sostanze dall’esterno.

Per questi motivi, il campione di aria viene prelevato in sacchetti di materiale plastico che possono contenere un volume di circa 8 litri ciascuno. 

Ogni sacchetto è munito inoltre di un tubo che consente il passaggio dell’aria all’interno. Il prelievo può avvenire in due modi:

  • Pompaggio diretto: l’aria viene convogliata all’interno del sacchetto direttamente dalla sorgente;
  • Principio del polmone”: il sacchetto viene posto all’interno di un supporto rigido di forma cilindrica (pompa a vuoto) all’interno del quale viene creata una depressione che fa in modo che il sacchetto di riempia di aria attraverso il tubo.

Il campione di odore deve essere analizzato entro 30 ore dal momento del prelievo e dev’essere conservato ad una temperatura inferiore ai 25 °C e superiore al punto di rugiada dei per evitare fenomeni di condensa. 

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Le tre categorie delle sorgenti da analizzare

Il campionamento può avvenire in diversi modi e dipende innanzitutto dalle caratteristiche delle sorgenti che si vogliono indagare, le quali possono essere classificate in tre categorie principali.

1. Sorgenti puntuali 

L’aria viene convogliata in camini o condotti e il prelievo avviene in corrispondenza del punto di fuoriuscita dell’effluente o, più frequentemente, attraverso degli appositi bocchelli di campionamento posti lungo la superficie del condotto. Il campione deve essere prelevato in punto in cui la velocità del flusso sia il più uniforme possibile e quindi il bocchello non deve trovarsi in prossimità di curve e il prelievo deve essere effettuato in una zona centrale del condotto per evitare gli effetti dovuti all’attrito.
Nel caso in cui il flusso in uscita presenti temperature o umidità elevate, si deve ricorrere all’uso di un prediluitore che mescola il campione di odore con dell’aria neutra per evitare fenomeni di condensa.

2. Sorgenti volumetriche 

In questo caso l’odore non proviene da un punto preciso ma è presente all’interno di un volume piuttosto ampio, come ad esempio un edificio, e può fuoriuscire dalle aperture dello stesso (es. finestre, porte). Non potendo determinare un flusso, risulta difficile ottenere una misura rappresentativa della concentrazione di odore. Tuttavia, in questi casi, il prelievo viene effettuato in aria ambiente, posizionando lo strumento nel punto ritenuto più significativo.

3. Sorgenti areali 

Si parla di sorgenti areali nel caso di superfici solide o liquide che abbiano un’estensione importante (es. vasche, cumuli). Le superfici areali si possono ulteriormente distinguere in:

  • Attive: superfici che emettono un flusso proprio (es. biofiltri)
  • Passive: superfici non emissive (es. vasche dei depuratori, cumuli di materiale vario).

Nel primo caso, è sufficiente convogliare il flusso emesso per mezzo di una cappa statica a base quadrata, alla cui sommità è posto un tubo cilindrico forato che permette il prelievo del campione. Prima di effettuare il prelievo, è necessario mappare l’area indagata individuando i punti con velocità del flusso in uscita maggiore. 

 Nel caso delle sorgenti areali passive è necessario invece simulare l’azione del vento sulla superficie. Lo strumento utilizzato è una cappa di tipo “Wind tunnel” (galleria del vento) che viene appoggiata sulla superficie stessa: l’aria viene fatta flussare all’interno della cappa per mezzo di una bombola mentre l’estremità opposta dello strumento viene raccordata al tubo del sacchetto di campionamento. Una consulenza specialistica è opportuna per casi specifici, al fine di attuare una corretta misurazione ed ottenere risultati a supporto di successive decisioni.